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  #11  
Vecchio 18-03-2012, 11.13.33
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Nouador è sulla strada della carità fraterna
Predefinito Riferimento: Perche' dio permette il male

Ha ragione Sara: certe disquisizioni teologiche sul male sembrano lezioni di chimica alimentare dette a persone affamate. Ci vogliono cose reali, e cosa c'è di più reale di Dio che diventa uomo e prende su di sé il male per riempirlo con la Sua presenza, annullando così il vuoto del nulla?
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«La società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso modo» (Nicolàs Gòmez Dàvila).
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  #12  
Vecchio 19-03-2012, 22.34.38
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Roberto è sulla strada della carità fraterna
Predefinito Riferimento: Perche' Dio permette il male

[comincio scusandomi per la lunghezza]
Anch'io sono d'accordo con Sara – non per nulla mi ritrovo molto nel ritratto che ha tratteggiato in poche pennellate. D'altronde l'età è quella.
Se devo poi 'confessare', ammetto che anch'io mi trovavo, poco prima dell'inizio della mia prima conversione molti anni fa, su posizioni sostanzialmente gnostiche. Se qualcuno me l'avesse detto, non avrei avuto la più pallida idea di cosa volesse dirmi, ma il fatto era questo.
Se è pur vero che la prima responsabilità della nostra condizione spirituale è da imputare alle nostre mancanze e ai nostri peccati, è anche vero che una certa predicazione, specialmente veicolata massicciamente dai mass-media ma non solo, nonché l'ambiente nel quale si cresce, ha un'influenza determinante.



E' vero, noi siamo (in linea di massima) figli di una generazione il cui desiderio fu quella di avere, dopo “secoli e secoli” figli preservati dal dolore. Un taciuto desiderio di liberarsi con le sole forze umane della colpa di Adamo.
Un'idea del tutto insensata ma che purtroppo attraversa con forza molti di coloro che furono genitori durante e dopo il diabolico '68.



E' perciò vano, io ritengo, cercare piena razionalità nell'ateo o nell'agnostico. Essere distaccati dalla Vera Fede conduce più o meno rapidamente al suicidio della ragione, in particolare qualora posti di fronte alle “domande ultime” che nessun essere umano può evitare di porsi almeno alcune volte per quanto si sforzi.
Così, la lucida follia di chi si rifiuta di credere in Dio salvo chiedersi “com'è possibile che Dio permetta...” sorge dall'istintiva religiosità che non è possibile sradicare dal cuore umano, totalmente falsata da una percezione del tutto errata della realtà.
In questo caso, l'uomo avverte istintivamente che “tutto accade perché, quantomeno, Dio lo permette.” E questo è vero. Ma se peccato originale, demonio, inclinazioni malvagie spariscono del tutto dall'orizzonte, se persino i preti non sanno dire di meglio, di fronte a sciagure come i terremoti che “la responsabilità è dell'uomo che non ha costruito le abitazioni sismiche...” (sì, questa una delle “spiegazioni” che collezionai nel mio peregrinare), se la figura genitoriale ha la sola funzione di tenere lontana qualsiasi frustrazione, fatica e dolore (e Dio, questo lo sanno anche gli agnostici, viene chiamato Padre) se l'orizzonte umano viene rinchiuso in una prospettiva solo terrena, e se in aggiunta viene conculcata l'idea di essere nati e vivere “nel migliore dei mondi possibili” imputare il male a Dio diventa più facile di quanto si possa credere.



La chiusura in una prospettiva nella quale l'unica cosa che conta è questa vita comporta l'incapacità di accettare che il Vero Bene sia Altrove, e che sia possibile conquistarselo in questa: da ciò la rivolta senza compromessi davanti a qualsiasi forma di dolore innocente – e di dolore in generale. La rimozione del Male porta a imputarlo a quel vago concetto deista di 'Creatore' che sopravvive persino in una generazione capillarmente secolarizzata. Le cieche rivolte verso il Cielo a cui di tanto in tanto assistiamo hanno, in linea di massima, tale origine. In tale visione, quel vago rimasuglio del concetto di 'vita eterna' che si possiede, ha solo la funzione di vivere la vita terrena come più aggrada senza angosciarsi del dover morire.
Oppure, si viene spinti alla rivolta senza compromessi a un Creatore che pare unico responsabile di voler “ostacolare il godimento” di quel che “il mondo” promette.



A tale proposito, mi permetto di dire però che prima ancora di parlare di Gesù Cristo che muore in croce per noi, è necessario “costringere” per quanto possibile a vedere bene il volto della “Bestia”, del drago nemico di Dio e degli uomini.



Se posso rubare ancora un po' di spazio, vorrei concludere con uno dei libri a cui sono più affezionato perché la Divina Provvidenza me lo fece trovare – suppongo proprio per darmi un segnale stradale che potesse guidarmi. E' da “La Bella, la Bestia e il Cavaliere. Saggio di teologia inattuale.” del (allora non ancora) Cardinale Biffi, del 1984, ed esprime molto bene la purulenta piaga che si è formata nella mentalità modena.
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  #13  
Vecchio 19-03-2012, 22.38.48
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Roberto è sulla strada della carità fraterna
Predefinito Riferimento: Perche' Dio permette il male

Scrive l'autore:
(pagg. 90-91)
La Bestia agghindata.
Il dolore, la morte, il peccato, il “mondo”: ecco gli oppressori che insidiano la nostra letizia e la nostra vita di creature di Dio. Tutti insieme sono la “Bestia”, dalla quale attendiamo di essere liberati.
Nella mentalità contemporanea è in atto un curioso processo di annebbiamento, che segue in senso contrario la strada sulla quale la nostra ricerca è stata guidata dalla fede.
Accantonata del tutto la concezione negativa, così fortemente presente nella Rivelazione, il mondo è inteso solo come l'opera santa e splendida di Dio, dove tutto è adorabile.
Naturalmente in un mondo così concepito non c'è più posto per il demonio, che difatti viene, come si dice, smitizzato, fino a essere dissolto nella debolezza o, se si vuole, nella nativa tendenza a prevaricare che alberga nel cuore dell'uomo. Il diavolo diventa dunque il simbolo di una specie di concupiscenza immamenente e quindi di peccato originale.
Il peccato originale poi si estenua e sbidisce fino a essere soltanto la denominazione collettiva di tutte le colpe personali degli uomini; le quali, d'altra parte, non sono tanto colpe quanto turbe psichiche conseguenti alla violazione di tabù ancestrali e irrazionali. Perché anche al peccato personale in senso vero e proprio si crede sempre meno.
In questo universo, ridivenuto illusoriamente innocente, la morte e il dolore non dovrebbero poterci stare. Dal momento che viceversa ci sono, diventano nella cultura dominante oggetto di un'accurata censura: non si devono mostrare, non se ne deve parlare, non ci si deve pensare. Vanno sì combattuti e, fin dove è possibile, eliminati; ma nessuno deve azzardarsi a dar loro un senso e a chiedersi che ragione di esistenza abbiano nel piano di Dio.
Come si vede, la “Bestia” è stata ormai addomesticata e quasi abbellita, al punto che non appare nemmeno più necessario qualcuno che ci difenda e ci liberi. Diventa allora superflua e tragicamente comica la lotta sostenuta da Cristo. Se l'avversario non è più un drago feroce ma un giovane vitello mansueto, il “Cavaliere” non è più un eroe vittorioso ma un garzone da macellaio, e oltre tutto maldestro, dal momento che ha finito per farsi uccidere lui.
In tal modo, contemplando il suo stato con giulivo ottimismo e minimizzando la sua miseria, l'uomo rischia di piombare nella miseria più grande: quella di rendere inutile il suo Redentore.



Questa la situazione: le grida inarticolate e incoerenti esprimono lo sgomento di uomini che hanno reso inutile il nostro Redentore, davanti a eventi che (specialmente quando imprevedibili) squarciano tale satanica illusione per alcuni brevi momenti.
Perciò il discorso sul male è fondamentale. Serve poi spezzettarlo e somministrarlo in base alla capacità dell'eventuale interlocutore, ma se non si gettano alcune luci su questo aspetto della realtà, la contemplazione stessa di Cristo sulla Croce potrebbe non bastare.

Ultima modifica di LucioFontana : 20-03-2012 alle ore 08.13.59
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  #14  
Vecchio 20-03-2012, 10.26.49
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Predefinito Riferimento: Perche' Dio permette il male

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Originalmente inviato da Roberto Visualizza messaggio
Questa la situazione: le grida inarticolate e incoerenti esprimono lo sgomento di uomini che hanno reso inutile il nostro Redentore, davanti a eventi che (specialmente quando imprevedibili) squarciano tale satanica illusione per alcuni brevi momenti.
Perciò il discorso sul male è fondamentale. Serve poi spezzettarlo e somministrarlo in base alla capacità dell'eventuale interlocutore, ma se non si gettano alcune luci su questo aspetto della realtà, la contemplazione stessa di Cristo sulla Croce potrebbe non bastare.
Innanzi tutto chiedo scusa a Roberto se trova sotto il suo ultimo intervento un "Last edited by LucioFontana": ho semplicemete pasticciato tra i tasti "Quote" ed "Edit", ma essendomene accorto in tempo non ho cambiato una virgola, come potrà constatare lui stesso.

Cosa devo dire? Trovo condivisibili tante considerazioni in questo ed in altri post, ma non so quanto si adattino al fatto. Dove per "fatto" non intendo il triste episodio occorso ma la speculazione che se ne fa (speculazione, ovviamente, nel senso peggiore). Qui secondo me (mi riferisco a chi urla quella frase) si tratta di irrisione o di schizofrenia. O, al limite di protagonismo: "Vedi come sono profondo? Aspetta che diffondo la mia saggezza attraverso i giornali" (questo vale sia per giornalisti che per lettori). Del resto protagonismo, esibizionismo, ecc. sono le prime "virtù" che oggi si acquisiscono automaticamente da un'educazione mediatica a cui si viene sottoposti fin da piccoli (e questa vuole essere una parziale giustificazione per tali atteggiamenti). Per cui non si fa neanche più caso, se queste bombe atomiche (o almeno missili terra-cielo) vengono lanciate senza farle precedere da un minimo di riflessione.

Schizofrenia dicevo, che è caratterizzata, a parte le formulazioni mediche che si possono leggere in un vocabolario qualsiasi, da assoluta mancanza di coerenza e di voglia di far funzionare quella parte di noi, indispensabile per speculare su queste tragedie, che è il raziocinio (e qui invece, speculare, nel senso migliore, che è qualcosa di intimo e silenzioso, e non urlato e sbattuto sul giornale).

Innanzi tutto se a uno interessassero veramente questi problemi fondamentali, sui quali l'uomo dovrebbe interrogarsi, se non continuamente, almeno quotidianamente anche quando non capitano disastri, la prima cosa che dovrebbe fare, magari dopo il primo istintivo (e quindi irrazionale ma comprensibile, che può capitare a tutti) "Dov'è Dio?", è cercare di capire, condurre cioè un'analisi interiore; e le sue comprensibili difficoltà, se ci tiene veramente, esporle a chi (dovrebbe riconoscere) qualcosa più di lui sa. Oggi tutto questo è difficile? D'accordo, ma ciò non elimina il dovere di farlo (se si è veramente interessati), né la soluzione alternativa è quella di sparare sciocchezze attraverso i media.

Inframmezzo una considerazione personale, e quindi che non pretendo sia da condividere:

Se anziché un pullman di bambini fosse stato di vecchie carampane (e "vecchi carampani", se no mi bacchettano sulla parità dei sessi, se addirittura non mi chiamano "razzista": termine buono per tutte le stagioni); un pullman di vecchi decrepiti in viaggio turistico, si sarebbe ugualmente deprecata la “distrazione” di Dio, o magari invece qualcuno avrebbe elevato preghiere di ringraziamento a Dio per aver eliminato un po' di zavorra (tranne per i "carampani" incaricati ad accudire i nipoti)?

Mi si perdoni l'aspetto cinico di quanto ho detto (che, mi lusingo di pensare, s'è capito che è servito solo per alludere ad un altro problema della disorientata società moderna). Voglio dire: chi di noi non prova un sentimento, ancor più accresciuto, di pietà e di tenerezza, quando in queste disgrazie vengono coinvolti dei bambini? Ma si tratta di sentimenti, appunto, che non risolvono, anzi complicano la soluzione del problema: Dov'era Dio?.

[segue]

Ultima modifica di LucioFontana : 20-03-2012 alle ore 10.47.00
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  #15  
Vecchio 20-03-2012, 10.27.25
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[sèguito]

Pazzie (queste mie considerazioni)? Non c'è dubbio: sto cercando di capire il percorso logico in cui ci si aggiri per giustificare questa domanda, se posta in modo razionale e onesto, se, cioè, è veramente orientata in buona fede a risolvere un mistero che all'uomo (a tutti s'intende) crea difficoltà, ma su questa strada non vedo uscite, proprio perché, senza un minimo di coerenza, si sbatte in vicoli ciechi.

Usciamo da questa considerazione, e proseguiamo nei tentativi di "psicanalizzare" questa società, attraverso le cronache quotidiane (che purtroppo non ci mancano). Ieri c'è stata un'altra mattanza di bambini in una scuola francese. Come mai non ci si è stracciate le vesti contro un "Dio che non c'è"? Ah capisco: quattro o cinque persone sono troppo poche (mettiamoci anche il maestro, và!). Quindi il problema è quantitativo, non qualitativo (o, per usare una parola grossa, "metafisico"); e naturalmente il limite oltre il quale il Dio dei Manichei si dimostra "cattivo" lo fissa… il manicheo. Se poi qualcuno vuole opporre un distinguo tra un disastro provocato dall’uomo volontariamente, ed uno provocato dall’uomo involontariamente, è ancora più evidente che non è Dio “sotto accusa”, ma l’uomo: e sull’uomo che bisogna “lavorare” per non far accadere certe disgrazie, siano volontarie o non volontarie.

Ma mi fermo qui, perché mi si stanno fondendo le bronzine.

Voglio solo aggiungere che tutto questo non ha niente a che fare con le spiegazioni di De Mattei (e non solo sue) riguardo ai disastri naturali, da leggere anche in chiave di "giustizia di Dio". Concetto che naturalmente condivido ma che comunque – secondo me – è molto difficile da comprendere appieno, e quel poco che se ne può, lo può solo chi è dotato di profonda fede, oppure chi, pur senza avere una profonda fede, è convinto del fatto che queste cose, che non hanno niente a che fare con le conoscenze umane, si può arrivare ad intuire solo fino ad un certo punto. Perché l'intelligenza umana, proprio in quanto creata, non può cogliere certe Verità non create che superano (non che sono contro) la capacità intellettiva dell'uomo. Questo ovviamente un razionalista, proprio perché tale, non può capire, dimostrandosi quindi, razionalmente (cioè proprio sul terreno che s'illude essere suo), inferiore all'umile fedele.

Lucio

Ultima modifica di LucioFontana : 20-03-2012 alle ore 10.52.54
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  #16  
Vecchio 20-03-2012, 11.41.00
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Nucciamia è sulla strada della carità fraterna
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Purtroppo .. il "MALE" .. quello "VERO" .. quello che suscita "ORRORE" .. quello che proprio non si riesce a "CONCEPIRE" .. e che il più delle volte non si riesce neanche a "GUARDARE" tanto è raccapricciante .. viene perpetrato ogni giorno, ogni ora, ogni istante in ogni angolo della "TERRA" .. in ogni "CONTINENTE" .. AD OPERA DI UOMINI che di "UMANO" .. NON HANNO PIU' NIENTE! .. "carnefici" al servizio del MALIGNO .. che agisce ed opera ormai a briglie sciolte ..

A mio parere dietro ad ogni Male .. c'è SEMPRE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IL DEMONIO .. CHE AGISCE A SUO ORMAI LIBERISSIMO ARBITRIO .. e in special modo in ogni anima che sia LONTANA da DIO!

Sono MILIARDI le vittime (soprattutto donne e bambini) .. che subiscono le peggiori violenze fisiche e morali - maltrattamenti - indifferenze - abusi -
perchè non ci si chiede anche per loro perchè Dio permetta il male?

Per tutto questo Male .. Gesù ha sudato "Sangue" .. perchè ha potuto "vederlo" ( o forse ha dovuto guardarlo in faccia) .. e dalla vista di tutto quell'orrore .. ha SACRIFICATO SE STESSO .. PER NON PERMETTERE AL "MALE" di VINCERE... e per SALVARE chiunque CREDA in LUI!

Posto che a tutto c'è un perchè .. e niente capita MAI per caso .. non ci è dato di conoscere i disegni di DIO .. ma se noi non possiamo comprendere il Mistero di Dio .. alla Luce di quanto ci ha insegnato .. per la Grazia che ci ha concesso di essere "Cristiani" .. per il SUO IMMENSO AMORE .. con un "briciolo" di Fede ..

piuttosto che chiedere perchè Dio permetta il Male ..

.. dovremmo CREDERE forse di PIU' nella FORZA e nella POTENZA della PREGHIERA .. dei DIGIUNI e della CARITA' .. INCESSANTI .. perchè credo fermamente che siano l'unico strumento nelle nostre mani che ci consenta di fare qualcosa per l'umanità ( per chiedere umilmente a Dio le Grazie che ci stanno più a cuore) .. e ci consentono di alzare lo sguardo .. perchè (secondo me) la VOLONTA' di DIO non può e non deve essere messa in discussione .. semplicemente perchè è SACRA.

.. a volte penso .. forse DIO si aspetta qualcosina di più da noi (cristiani) ... se penso ad Abramo che sarebbe stato pronto a sacrificargli il bene più immenso che avesse .. il suo unico figlio .. mi chiedo (e purtroppo so che non ne sarei stata capace) .. io cosa sarei capace di sacrificare a Dio? .. a cosa sarei in grado di rinunciare? .. siamo talmente abituati a considerare il futile indispensabile .. che molto spesso non ci rendiamo più conto di quello che conta veramente .. io per prima ..

Ma mi chiedo .. oggi cos'è l'essenziale? ..

.. non per mio merito .. nè per le mie opere .. Dio mi ha concesso la Grazia di potergli offrire l'unico Sacrificio a Lui gradito .. IL SUO FIGLIO UNIGENITO GESU'!


CHIEDO SCUSA SE SONO ANDATA FUORI TEMA ..

Ultima modifica di Nucciamia : 20-03-2012 alle ore 12.24.44
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  #17  
Vecchio 20-03-2012, 13.48.26
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piuttosto che chiedere perchè Dio permetta il Male ..
perchè (secondo me) la VOLONTA' di DIO non può e non deve essere messa in discussione .. semplicemente perchè è SACRA.
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Ovviamente il dolore, specie quello fisico, è ampiamente diffuso nel mondo degli animali. Però solo l'uomo, soffrendo, sa di soffrire e se ne chiede il perché; e soffre in modo umanamente ancor più profondo, se non trova soddisfacente risposta. Questa è una domanda difficile, così come lo è un'altra, molto affine, cioè quella intorno al male. Perché il male? Perché il male nel mondo? Quando poniamo l'interrogativo in questo modo, facciamo sempre, almeno in una certa misura, una domanda anche sulla sofferenza.

L'uno e l'altro interrogativo sono difficili, quando l'uomo li pone all'uomo, gli uomini agli uomini, come anche quando l'uomo li pone a Dio. L'uomo, infatti, non pone questo interrogativo al mondo, benché molte volte la sofferenza gli provenga da esso, ma lo pone a Dio come al Creatore e al Signore del mondo. Ed è ben noto come sul terreno di questo interrogativo si arrivi non solo a molteplici frustrazioni e conflitti nei rapporti dell'uomo con Dio, ma capiti anche che si giunga alla negazione stessa di Dio. Se, infatti, l'esistenza del mondo apre quasi lo sguardo dell'anima umana all'esistenza di Dio, alla sua sapienza, potenza e magnificenza, allora il male e la sofferenza sembrano offuscare quest'immagine, a volte in modo radicale, tanto più nella quotidiana drammaticità di tante sofferenze senza colpa e di tante colpe senza adeguata pena. Perciò, questa circostanza — forse ancor più di qualunque altra — indica quanto sia importante l'interrogativo sul senso della sofferenza, e con quale acutezza occorra trattare sia l'interrogativo stesso, sia ogni possibile risposta da darvi.
10. L'uomo può rivolgere un tale interrogativo a Dio con tutta la commozione del suo cuore e con la mente piena di stupore e di inquietudine; e Dio aspetta la domanda e l'ascolta, come vediamo nella Rivelazione dell'Antico Testamento.(...)

Giovanni Paolo II

Lettera apostolica Salvifici Doloris
Quando vengono buttate le bombe atomiche e i missili, cioé questi articoli sui giornali, automaticamente nei giorni successivi:
- a mio fratello, che insegna, i ragazzini fanno domande su quel tema;
- mio marito arriva a casa chiedendomi munizioni per rispondere ai colleghi sul tema;
- a un pranzo con gente che conosci poco, il tema risalta fuori mandandoti di traverso l’antipasto.

E siccome gli italiani dal prete ormai ci vanno poco, ma in compenso a scuola e in ufficio son costretti ad andare, e a pranzo vanno ancora spesso e volentieri, la miglior risposta che potranno beccarsi è quella che gli daranno mammadidario e gli altri forumisti malcapitati di turno.
Il testo sopra mi sembra il miglior riferimento da tenere a portata di mano sul tema.

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Ma si tratta di sentimenti, appunto, che non risolvono, anzi complicano la soluzione del problema
Credo che ciò che dà veramente scandalo all’uomo sia il dolore e la morte di un innocente. I “carampani” sono senz’altro, chi più chi meno, dei peccatori. Davanti alla sofferenza degli adulti tutti siamo tentati di dire, come davanti al cieco nato: “chi ha peccato, lui o i suoi genitori?” Attivando così un meccanismo psicologico di autodifesa che allontana da me quella disgrazia: se io non pecco, forse posso evitare che mi nasca un figlio cieco.
Ma di un innocente che magari non ha neppure l’età per confessarsi e quindi non ha la piena coscienza dei suoi atti, non si può dire che abbia peccato. Ecco perché quel dolore dà fastidio, brucia sulla pelle, disturba la fede. Giobbe grida al Signore la sua innocenza rifiutando l’ipotesi di meritare un castigo (si veda la suddetta Lettera Apostolica).

Non penso, caro Lucio, che i sentimenti complichino la soluzione del problema. Se l’uomo non è fatto a compartimenti stagni come il Titanic, deve pur essere possibile andare anche dal cuore al cervello, e non sempre e solo dal cervello al cuore. Come ha detto bene Roberto, senza la Vera Fede si va più o meno rapidamente al suicidio della ragione. Ma se un cuore è rimasto, forse si può ripartire da lì e poi conquistare anche la ragione. Roberto ha usato una parola molto preziosa che è “contemplazione”. Educare alla contemplazione quelli che non hanno mai avuto una formazione cristiana è forse più semplice che educarli all’uso della logica, perché mentre sulla seconda sono rattrappiti dal disuso decennale, nella prima possono utilizzare tutti quegli strumenti di emozione ed immaginazione che il mondo di oggi solletica continuamente: la sfida è far loro capire che quegli strumenti, usati correttamente, non sono un ostacolo sulla strada verso Dio, ma un ausilio.
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Sara
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  #18  
Vecchio 20-03-2012, 14.51.24
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Non penso, caro Lucio, che i sentimenti complichino la soluzione del problema. Se l’uomo non è fatto a compartimenti stagni come il Titanic, deve pur essere possibile andare anche dal cuore al cervello, e non sempre e solo dal cervello al cuore.
Mi dichiaro colpevole, ma non pensavo di aver espresso questo concetto, anzi mi sembra di avere più volte mostrato comprensione per i sentimenti, dai quali a volte nella mia vita mi sono rimproverato di essere stato fuorviato. Ma probabilmente questo succede solo a me. E naturalmente non considero neanche l'uomo fatto a compartimenti stagni. Ed è proprio per questo che capita di lasciarsi fuorviare dai sentimenti quando è il momento di procedere all'analisi di una questione primaria, di avvicinarsi ad un problema fondamentale dell'esistenza e non quando si tratta di mostrare solidarietà al prossimo. I sentimenti, ci mancherebbe, fanno parte dell'uomo: un uomo senza sentimenti è un uomo senz'anima; ma le questioni prime non è in quella sede che vanno trattate, altrimenti dovremmo dire che San Tommaso (distanza infinita tra lui e me!…), se ci capita di leggere qualcosa nella sua Somma, era senza sentimenti.

In quanto a Giobbe, fai benissimo a riportarne l'esempio, perchè dopo la sua ribellione iniziale (che ho più volte affermato essere comprensibile, proprio perchè l'uomo non è a compartimenti stagni) termina il suo percorso interiore (che tale è lo sviluppo del suo libro, dove le figure allegoriche dei suoi pseudo-amici altro non sono che la cronaca di questo percorso) termina, quando gli si para dinnanzi lo stesso Dio (cioè quando l'uomo finalmente pensa veramente a Dio), termina con queste parole, dello stesso Giobbe:

«Comprendo che puoi tutto
e che nessuna cosa è impossibile per te.
Chi è colui che, senza aver scienza,
può oscurare il tuo consiglio?
Ho esposto dunque senza discernimento
cose troppo superiori a me, che io non comprendo.

"Ascoltami e io parlerò,
io t'interrogherò e tu istruiscimi".

Io ti conoscevo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti vedono.

Perciò mi ricredo
e ne provo pentimento sopra polvere e cenere.» (Giobbe, 42, 2-6)

Ricordiamoci peraltro che Giobbe era un giusto, che seguiva Dio anche quando era nel pieno fulgore della sua vita piena di successi. Non solo ora che è "caduto in disgrazia".

Ma di un'altra cosa mi rimprovero di non essere riuscito a farmi capire:

Non ce l'ho mica con i ragazzini che fanno domande su quel tema, ma con la gente che provocano nei ragazzini quelle domande, e magari anche con quelle che mandano di traverso l'antipasto.

Ma la difficoltà, che condivido naturalmente, e che sarebbe certamente anche mia, di dare risposte ai bambini o durante un antipasto, scusami Sara, cosa c'entra con i sentimenti?

Lucio

Ultima modifica di LucioFontana : 21-03-2012 alle ore 01.11.05
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  #19  
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Ma di un'altra cosa mi rimprovero di non essere riuscito a farmi capire:

Non ce l'ho mica con i ragazzini che fanno domande su quel tema, ma con la gente che provocano nei ragazzini quelle domande, e magari anche con quelle che mandano di traverso l'antipasto.
No, questo si era capito perfettamente.
Io giudico però questo "provocare" un male da cui si può trarre un gran bene. Un'opportunità per smettere di parlare della biancheria intima delle soubrette e interrogarsi su qualcosa di più importante.

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Ma la difficoltà, che condivido naturalmente, e che sarebbe certamente anche mia, di dare risposte ai bambini o durante un antipasto, scusami Sara, cosa c'entra con i sentimenti?
Cioè se l’uomo segue la strada del suo profondo disgusto nei confronti della morte, e la segue fino in fondo con coraggio, arriva a capire di non essere stato costruito per la morte ma per la vita. Se segue la strada del suo desiderio, percepisce benissimo di volere cose grandi e durature e non relazioni false e mercenarie. Insomma, se durante l’antipasto è complicato utilizzare San Tommaso, si può sempre tentare di far risalire il soggetto lungo il corso di quel fiume di emozioni che il fatto impressionante gli ha scatenato, per fargli capire che c’è una verità più profonda, che è inscritta dentro di lui da sempre. E che questa verità va fatta emergere scarnificando i gusci superficiali in cui l’abbiamo sepolta.

E’ un tentativo di partire dall’uomo. Perché l’uomo ha orrore della morte; ha orrore del soffrire. Cristo piange davanti alla morte di Lazzaro, e nel Getsemani chiede al Padre che passi quel calice. Allora se io, povero essere umano, mi riconosco negli stessi sentimenti del Signore, Dio non mi sembra più tanto lontano, tanto impassibile, e posso entrare in una nuova mentalità, dove cesso per un attimo di chiedere perché, perché, perché e contemplo. Osservo, gusto, medito, poi forse amo.

Molti, fra cui don Giussani, hanno lavorato su questo partire dal cuore dell’uomo e dai suoi desideri. Io non conosco bene il suo pensiero e ci vorrebbe qualcuno più qualificato a parlarne. Sicuramente è solo uno dei tanti metodi che rispondono a diverse esigenze dei tempi e delle persone, e comunque in ogni percorso poi arriva il momento della logica, del ragionamento, della dottrina ecc. E’ il modo in cui parti che è diverso, è l’appiglio a cui ti attacchi per rispondere a una domanda provocatoria.
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Sara
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Credo che ciò che dà veramente scandalo all’uomo sia il dolore e la morte di un innocente.
Carissima Sara, (come sempre) tu sei riuscita a focalizzare il punto cruciale della questione e te ne ringrazio .. si fà davvero troppa fatica ad accettare il dolore e la morte di un innocente!

Credo che per chi lo viva in prima persona .. la perdita di una persona cara .. specie se un figlio .. sia davvero un'esperienza devastante .. sia che sia vittima di incidente .. o vittima di violenza ..

.. non a caso solo i "SANTI" .. nella loro semplicità .. hanno avuto da Dio quella "saggezza" capace di comprendere in maniera così chiara .. il "senso più profondo della sofferenza" !! .. non esiste un solo Santo nella Storia della Chiesa .. che non abbia sofferto .. e la maggior parte (se non tutti) hanno chiesto la "GRAZIA" di poter avere maggiori "sofferenze" .. per "ESPIARE" con il loro dolore le offese verso Dio e per la salvezza delle anime .. dei peccatori ..

Forse sarò in errore .. ma io penso che se per ogni "Male" .. ci fosse al mondo qualcuno che "operasse il Bene" o se per ogni "carnefice" .. ci fosse qualcuno che pregherebbe per la salvezza della sua anima .. di certo l'Amore di Dio trionferebbe ..

.. il male può essere trasformato in bene ogni qualvolta si riesce ad offrire il dolore che ne scaturisce a Dio e se Dio lo permette è perchè attraverso la sofferenza l'uomo viene redento .. la sofferenza apre le porte del Paradiso ..
in realtà ogni sofferenza è una "grazia" .. se si riesce a vedere con gli occhi della Fede .. anche se per la maggior parte della gente questo concetto è a dir poco inaccettabile ... probabilmente perchè è troppo difficile da mettere in pratica .. e perchè l'uomo per natura tende a fuggire il dolore e le sofferenze ..

.. mi viene in mente Santa Rita che pregò Dio di prendere i suoi figli piuttosto che permetterne la perdizione eterna .. e Dio ascoltò le sue preghiere ..

perchè ciò a cui dobbiamo tendere .. và ben oltre quello che i nostri limiti ci consentono di vedere. ..
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