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  #11  
Vecchio 26-04-2012, 18.04.26
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Forse non sono nel luogo adatto per fare questa domanda, ma le eresie delle quali parlate (e che si stanno per ricomporre) sono romane? Un sacerdote di mia conoscenza dice che le messe celebrate nella città di Roma non necessitano il credo, in quanto mai è stata fatta eresia a Roma e mi ha fatto l'esempio (storico) dell'incoronazione di Carlo magno avvenuta però 1200 anni fa. Poi ho pensato a pontifex.roma e adesso a queste eresie (romane?) in via di rimposizione. Boh!
Non si tratta di eresie. Marcel Lefebvre non era eretico, ma ha compiuto atti scismatici, nominando alcuni vescovi. Ha disobbedito, secondo lui per stato di necessità.

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Lasciamo pure da parte la faccenda del “cuore”.
Mi pare R.Guardini da qualche parte parli del cuore che arde quando si celebra la liturgia della Messa, ma non sempre avviene anche in quelle V.O. e questo a volte potrebbe dipendere dalla celebrazione "fredda", secondo la mia esperienza.
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  #12  
Vecchio 27-04-2012, 17.17.56
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Mi pare R.Guardini da qualche parte parli del cuore che arde quando si celebra la liturgia della Messa,
Ah, lo credo ben possibile che Guardini abbia usato una simile espressione, anzi probabilissimo. Guardini, da buon Tedesco (anche se di origine italiana) privilegiava molto le Sacre Scritture, ben prima dell’esortazione alla loro frequentazione fatta dal Concilio Vaticano II, benché molto male e spesso in malafede interpretata (l’esortazione del Concilio), col risultato che oggi ognuno (o almeno molta gente) se le adatta alle proprie convenienze senza neanche avere idea di ciò che insegna il determinato versetto o passo che viene citato; insomma all’uso protestante.

Non era questo il caso di Guardini, ovviamente, per il quale bisogna però vedere cosa intendesse per «cuore» (e tra poco cercheremo di capirlo).

Non c’è dubbio che «cuore » è una figura simbolica, visto che non stiamo facendo anatomia, e si riferisce a dei “moti interiori” dell’uomo (uso questa espressione indefinita per riferirmi a qualcosa che non ha a che fare con l’elemento materiale dell’uomo). Ma la concezione più comune che si ha oggi del «cuore » è quella che si esprime molto bene nel gesto che qualche calciatore, dopo aver segnata una rete, compie correndo per il campo unendo in un certo modo il pollice e l’indice delle due mani a rappresentare – appunto – un cuore. Nulla di male, sia chiaro, il cuore è anche quello. Ma oggi sembrerebbe che quello sia il massimo che un cuore possa dare (ed è perfino difficilissimo che, anche inteso solo in quel senso minimale, mantenga almeno una costanza d’impegno; che si mantenga cioè fedele alla persona alla quale è indirizzato il gesto). Insomma è un “cuore” destinato, al più, ad avere buoni rapporti con gli altri: affettivi, di amicizia, di solidarietà, ecc., non solo con la fidanzata o moglie, in una dimensione terrena.

E non è una cattiva cosa; ma è questo che intendeva Guardini?

Facciamo una premessa. Guardini, dicevo, ed è naturale, aveva una grande cultura biblica. Ha scritto cose stupende in un libro: «Il Signore», tutto svolto sul filo dei Vangeli e degli altri libri del N. T. Ora, vediamo cosa s’intende in senso biblico per «cuore», da un fonte di Teologia biblica:

Citazione:
[…] A seconda del contesto, il significato può limitarsi all’aspetto intellettuale, o dilatarsi. Bisogna spesso risalire oltre le distinzioni psicologiche fino al centro dell’essere, là dove l’uomo dialoga con se stesso, si assume le proprie responsabilità, si apre o si chiude a Dio. Nell’antropologia concreta e globale della Bibbia, il cuore dell’uomo è la fonte stessa della sua personalità cosciente, intelligente e libera, il centro delle sue decisioni definitive, quello della legge non scritta e dell’azione misteriosa di Dio. Nel VT, come nel NT, il cuore è il luogo in cui l’uomo incontra Dio, incontro che diventa pienamente fattivo nel cuore umano del Figlio di Dio. (Dizionario di Teologia Biblica, alla voce Cuore, Editrice Marietti, Casale Monferrato, 1971).
Mi pare dunque che qui il cuore non è inteso come la sede da cui nascono ed escono i buoni sentimenti nei confronti degli altri. Non è che li escluda, sia chiaro! Anzi, sono la prima conseguenza del cuore rivolto a Dio, cioè del vero amore per Dio (che in questo senso è sinonimo di «cuore»). Ma il movimento è diverso rispetto a quello detto prima che si sviluppa in senso orizzontale senza per questo soffocare i propri egoismi ed il proprio tornaconto: un amore esclusivamente terreno ben difficilmente può essere qualcosa di diverso dall’amore per se stessi, anche quando sembra rivolto ad un altro (qual è la “filosofia” di oggi, soprattutto nel campo affettivo – ma non solo in questo? “stiamo insieme finché stiamo bene così; poi ognuno per la sua strada…”).
Questo amore invece, quello del “cuore biblico”, che è rivolto verso Dio, da Dio stesso viene riflesso sugli altri; e allora si guarda agli altri sotto una nuova luce, si guarda agli altri “con gli occhi di Dio”.

Romano Guardini scrisse un saggio:«L’essenza del Cristianesimo», lo stesso titolo dell’opera distruttiva di Feuerbach e di quella riduttiva di von Harnack. Il filosofo cattolico, alla conclusione del suo scritto dice: «[…] accenniamo all’affermazione tradizionale che il cristianesimo è la religione dell’amore. Questo è giusto, presupposto che l’amore, di cui qui si tratta, sia inteso rettamente: […] come quello che è diretto ad una persona determinata: la persona di Gesù, che anzi solo per mezzo di essa è reso possibile in senso assoluto. Se il cristianesimo dev’essere la religione dell’amore, questo può convenire solo nel senso ch’essa è l’amore che si dirige a Cristo, ma per mezzo di Cristo a Dio come pure agli altri uomini» (Romano Guardini, [I]L’essenza del Cristianesimo[I], Morcelliana, Brescia 1984, pp. 85-86).

[segue]

Ultima modifica di LucioFontana : 27-04-2012 alle ore 20.40.59
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  #13  
Vecchio 27-04-2012, 17.25.12
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[sèguito]

Venendo dunque a noi. E chi mette in dubbio che il cuore (ma non quello accennato con i ditini, evidente, esibito ed esibizionista, bensì quello biblico, che tende a Dio) “arda” – come dice Guardini – “quando si celebra la liturgia della messa”?. È proprio una conferma a quello da me affermato: Guardini infatti, che era sacerdote, non celebrava mica la Messa nel rito di oggi. E allora, se quella che faceva “ardere il cuore” di Guardini oggi è considerata una «celebrazione fredda» vuol dire che è in atto un grande equivoco: sia su quale “cuore” deve aprirsi all’accoglimento del Mistero eucaristico (l’altra volta l’ho definito “spirito”, e ritengo che questo eliminerebbe gli equivoci di oggi col termine “cuore”); sia sul significato della stessa liturgia, che rettamente intesa non ispira proprio manifestazioni esterne, tanto da poter essere scambiata per “freddezza” da chi non vi è preparato e si aspetta qualcos’altro. Troppe volte son tornato sul tema per continuare a citare le stesse autorevoli fonti che affermano che

«La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese “simpatiche”, di trovate “accattivanti”, ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità ed il suo effimero, ma il mistero del sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere “fatta” da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurare il “successo” in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella liturgia opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è l’assolutamente Altro che, attraverso la comunità (che non è dunque padrona ma serva, mero strumento) giunge sino a noi» (Cardinale Ratzinger in: Messori, Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline 1985, Cap. VIII, pag. 130).[/QUOTE]
(e quindi, per non smentirmi… l’ho citato ancora una volta)

E siccome non voglio infierire, finisco, facendo sempre parlare chi sa qualcosa di liturgia, di cendo che

Citazione:
la tesi secondo la quale è la comunità in quanto tale il soggetto della liturgia passa per una autorizzazione a manipolare la liturgia secondo la comprensione di ciascuno. […] Delle teorie nel campo della liturgia si trasformano oggi molto rapidamente in pratica, e la pratica, a sua volta, crea o distrugge comportamenti e forme di comprensione (Cardinale Ratzinger, Conferenza presso l’Abbazia di “Notre Dame de Fontgombault”, 22/7/2001)
Cose, queste, possibili con la nuova liturgia e impossibili con la vecchia. Forse che un tempo la gente aveva meno fantasia di oggi? Anzi, il contrario… visto che oggi, salvo sforzi eroici da parte di alcuni, la fantasia, fin dalla tenera età, è data in gestione ai mass media, che la ottundono per poi pilotarla a loro piacimento, dando alle “vittime” perfino la sensazione di essere originali nel dire cose predisposte da altri.

Il problema eventuale del sacerdote che officia male non ha nessuna influenza su quanto detto. Il guidatore di una “Ferrari” che per imperizia va a sbattere contro un muro forse denota la scarsa capacità automobilistica (cioè di fare buone automobili) della casa?

No, penso che la presunta “freddezza” nasca dagli equivoci sopra illustrati

Lucio
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  #14  
Vecchio 27-04-2012, 21.15.39
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noi abbiamo avuto un grande dono da quando la messa è stata resa più facile a capirsi, ma non abbiamo saputo apprezzarlo.Tutte le varie fasi spesso corrono via in fretta quasi che il compito più importante fosse fare la Messa veloce "perchè la gente deve andare a preparare il pranzo" .
Trovo insopportabile il modo con cui si recitano 2 preghiere che sono l'essenza(a parer mio) della nostra Chiesa:il Credo e il Padre Nostro.Dovrebbero essere "recitate" in ogni parola, perchè ogni parola ha un significato. E invece bla-bla -bla, magari guardando in giro.E chi segue spesso in tv la Messa lo noterà ancora di più.
Le letture spesso affidate a chi nn solo nn le ha lette prima o sa parlare decentemente, ma dimostra che non ha la più pallida idea di COSA sta leggendo e del compito che gli è affidato.
Per questo non sono del tutto d'accordo con la frase:
Il problema eventuale del sacerdote che officia male non ha nessuna influenza su quanto detto. Il guidatore di una “Ferrari” che per imperizia va a sbattere contro un muro forse denota la scarsa capacità automobilistica (cioè di fare buone automobili) della casa?

E' vero ma il guidatore si rende conto di che auto sta guidando?Quali meccanici ha intorno?Non l'ha comprata; gli è stata affidata e dovrebbe far vedere a tutti quanto è bella ,maneggevole,che gioia può dare a guidarla bene. Invece spesso sale sul pulpito (il sedile) ,prende il libretto (il foglio per l'omelia) e lo legge senza staccare lo sguardo ,senza far capire cosa sta leggendo.Scusate l'equiparazione fatta, ma quanto lavoro ha da fare il Ns Papa.............con certi meccanici nel Team .
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  #15  
Vecchio 27-04-2012, 23.19.44
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noi abbiamo avuto un grande dono da quando la messa è stata resa più facile a capirsi, ma non abbiamo saputo apprezzarlo.............
Poi però, da quello che aggiungi, mi sembra di capire che la Messa non è che è stata resa più facile da capire e che saremmo "noi che non abbiamo saputo aprrezzarlo", perchè prosegui dicendo che, nei fatti, non c'è niente di apprezzabile offerto per la nostra maggiore comprensione nelle usuali celebrazioni domenicali parrocchiali.

Allora, tanto per capirsi, cerchiamo di capire cosa vuol dire "comprendere".
Io della Messa ti confesso che "capisco" poco, perchè per me il rinnovarsi in modo incruento del sacrificio di Cristo sulla Croce, che viene rinnovato dal celebrante ed offerto al Padre per la soddisfazione dei nostri peccati... umanamente lo capisco poco. Mi sforzo ma non riesco a percepirne tutta la profondità. Cerco di capirlo con gli occhi della fede (quella poca che ho) ma non riesco a "comprenderlo". Per me rimane un mistero di Grazia.

Però, ti posso dire che da 2 anni frequento la Messa domenicale celebrata col rito straordinario e, anche se continuo a non capire...... ho almeno una vaga intuizione della grandezza del sacrificio che il sacerdote rinnova sull'altare e ho, se non la "comprensione", almeno una vaga intuizione di ciò che è il mistero del sacrificio eucaristico.
Nella Messa c'è poco da capire, umanamente parlando, secondo me, c'è invece molto da sentire con l'anima, al di la delle parole che udiamo, del rito che vediamo ed al quale in qualche modo partecipiamo. C'è da sentirlo con il "cuore" nel senso che però ha ben spiegato LucioFontana. Cioè non con il cuore sede di un sentimentalismo inteso in modo "romantico" ma con il cuore "sede nella nostra spiritualità" che, più dei sensi e della ragione, è la porta che ci viene socchiusa per percepire (non comprendere) il Mistero.
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Ultima modifica di aristide : 27-04-2012 alle ore 23.22.58
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  #16  
Vecchio 28-04-2012, 08.50.05
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Per questo non sono del tutto d'accordo con la frase:
Il problema eventuale del sacerdote che officia male non ha nessuna influenza su quanto detto. Il guidatore di una “Ferrari” che per imperizia va a sbattere contro un muro forse denota la scarsa capacità automobilistica (cioè di fare buone automobili) della casa?

E' vero ma il guidatore si rende conto di che auto sta guidando?Quali meccanici ha intorno?Non l'ha comprata; gli è stata affidata e dovrebbe far vedere a tutti quanto è bella ,maneggevole,che gioia può dare a guidarla bene. Invece spesso sale sul pulpito (il sedile) ,prende il libretto (il foglio per l'omelia) e lo legge senza staccare lo sguardo ,senza far capire cosa sta leggendo.Scusate l'equiparazione fatta, ma quanto lavoro ha da fare il Ns Papa.............con certi meccanici nel Team .
Sbaglio io a procedere per esempi:

Non volevo trattare la questione se il sacerdote abbia acquistato o meno la "liturgia" (oltre tutto il guidatore dell'esempio potrebbe anche averla avuta in regalo, la "Ferrari"). Volevo dire invece che se un sacerdote per impreparazione "rovina" una liturgia, non per questo bisogna dire che la Liturgia "è costruita" male.

Lucio
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  #17  
Vecchio 28-04-2012, 23.26.12
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L’arroganza di voler salvare la Chiesa

Ultimamente mi è capitato di leggere qualche strano articolo e qualche strano post riguardo a una questione sempre spinosa da trattare: la polemica tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X. O meglio, la polemica che la Fraternità San Pio X ritiene di avere con la Chiesa, e il tentativo da parte della Chiesa di ricucire i rapporti. Senza entrare nel merito della questione, mi ha stranito vedere come certe persone, che affermano di stare dalla parte del Pontefice, in realtà non fanno altro che dire “Vi prego, eretici sostenitori della fallibilità del Papa e dell’abbandono della Verità e della Fede da parte della Chiesa di Roma, ritornate in comunione con essa, in modo da poterla aiutare in questo suo momento buio!”. Tutto ciò farebbe sorridere, se non avesse del tragico e a tratti del Luterano; per il modo in cui si sta ponendo la polemica, chi oggi sventola la antica tradizione non mi sembra molto diverso da chi cinque secoli fa sventolava la Sacra Scrittura. Tutti sventolano cose in se stesse buone, ma mettendole in contrasto con l’unica vera custode di esse. Speriamo che costoro ritornino nella Chiesa! Sì, ma per il bene loro, non certo della Chiesa, che a sostenerla ha lo Spirito Santo e di sicuro non ha bisogno di altro.

Autore: Francesco Arnaldi
Link: http://www.cdmi.it/blog/?p=1240
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  #18  
Vecchio 29-04-2012, 11.04.06
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La lettera riportata da Miletto è un esempio di disinformazione, uno dei tanti interventi messi in atto da chi non vuole quello che vuole il Papa: la piena riconciliazione della Fraternità San Pio X con la Chiesa cattolica.
Parla a vanvera di eresie e addirittura di neoluteranesimo.
Allora è bene ricordare che:
1 – La Chiesa non ha mai accusato di eresia la Fraternità San Pio X ed i lefebvriani non sono mai stati condannati e scomunicati come eretici.
2 – Erano invece scomunicati come scismatici i vescovi della Fraternità illecitamente ordinati da Mons. Marcel Lefebvre (Nota 1)
3 - Dico erano perchè non lo sono più da quando, per volere del Pontefice, la scomunica è stata revocata. (Nota 2)
4 – Quello che deve ancora compiersi, e che tutti i cattolici si augurano, è che si realizzi “la piena comunione della Fraternità con la Chiesa di Roma. Cosa alla quale si oppongono in extremis i modernisti come Francesco Arnaldi che agitano a sproposito fantasmi di scismi ed eresie inesistenti. L'arroganza è tutta sua, dal momento che travisa i fatti, insinua falsità fuorvianti, "tifa" contro il chiaro volere del Papa perchè la questione della Fraternità non giunga alla sua positiva conclusione come Benedetto XVI desidera.

Nota 1 - A causa, infatti, delle consacrazioni episcopali fatte, in data 30 giugno 1988, da S.E. Mons. Marcel Lefebvre, senza mandato pontificio, erano incorsi nella scomunica latae sententiae, dichiarata formalmente dalla Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988.

Nota 2 - “Si auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell'autorità del Papa con la prova dell'unità visibile.
In base alle facoltà espressamente concessemi dal Santo Padre Benedetto XVI, in virtù del presente Decreto, rimetto ai Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta la censura di scomunica latae sententiae dichiarata da questa Congregazione il 1° luglio 1988, mentre dichiaro privo di effetti giuridici, a partire dall'odierna data, il Decreto a quel tempo emanato.
Roma, dalla Congregazione per i Vescovi, 21 gennaio 2009.
Card. Giovanni Battista Re
Prefetto della Congregazione per i Vescovi
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  #19  
Vecchio 29-04-2012, 13.01.36
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La lettera riportata da Miletto è un esempio di disinformazione, uno dei tanti interventi messi in atto da chi non vuole quello che vuole il Papa: la piena riconciliazione della Fraternità San Pio X con la Chiesa cattolica.
Non penso che sia cosi, anzi. La lettera, che è più un articolo, viene da ambienti di Alleanza Cattolica che sono praticamente certo vogliono quello che vuole il Papa.

Io sono abbastanza d'accordo con quella lettera. Cioè i primi a cui conviene tornare sono i lefebvriani. Poi magari potranno anche dare una mano contro certe derive progressite, questo lo penso. Ma i primi a beneficiarne sono loro.

E anche se possono essere utili, non sono di certo necessari. Il Signore può aiutare la Sua Chiesa anche senza i lefebvriani.
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  #20  
Vecchio 29-04-2012, 13.48.49
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Che la lettera venga da "ambienti di Alleanza Cattolica" significa poco. Alleanza cattolica emette dei comunicati ufficiali e parla per bocca del Reggente nazionale (e fondatore) Giovanni Cantoni e del Reggente vicario Massimo Introvigne.
Il signor Arnaldi ha scritto:
Citazione:
mi ha stranito vedere come certe persone, che affermano di stare dalla parte del Pontefice, in realtà non fanno altro che dire “Vi prego, eretici sostenitori della fallibilità del Papa e dell’abbandono della Verità e della Fede da parte della Chiesa di Roma, ritornate in comunione con essa, in modo da poterla aiutare in questo suo momento buio!”.
Dando così dell' eretico a chi eretico non è mai stato (secondo il Papa) e dello scismatico a chi lo è stato ma non lo è più, dal momento che la scomunica è stata rimessa.

Fra le persone che stanno dalla parte del Pontefice c'è mons. Nicola Bux, il quale, in una intervista del 26 Aprile su Il Foglio ha espresso un parere diverso dall'opinione del Sig. Arnaldi (parere con il quale concordo):
Citazione:
“Bisogna rileggere con attenzione quello che Benedetto XVI scriveva il 10 marzo 2009 nella ‘Lettera ai vescovi’ per spiegare le ragioni della remissione della scomunica ai quattro vescovi ordinati da monsignor Lefebvre: ‘Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa? (…) Che ne sarà poi?’. Qui c’è il cuore di Benedetto XVI. Ecco, penso che se anche tanti uomini di Chiesa agissero secondo questo cuore non potrebbero che gioire per la conclusione positiva di questa vicenda”
Il Sig Arnaldi non gioisce, anzi paragona mons. Fellay a Lutero e perciò secondo me sbaglia di grosso.
La Fraternità sacerdotale di San Pio X non è eretica, non è più scismatica come sostiene il Sig Arnaldi (e associarla a Lutero lo trovo molto arbitrario), e se rientrasse (come mi auguro) in piena comunione con Roma, non sarebbero solo loro "i primi a beneficiarne" perchè ne benificierebbe contemporanemente, assieme a loro, tutta la Chiesa (come scrive Mons. Bux)
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